L’Essenza della “Quint’Assenza”

La Buona Creanza, prima di tutto! Permettete perciò che mi presenti.
Il mio nome è “Quint’Assenza”. Compagnia Teatrale per vocazione, Amatoriale per onestà.
Siate i benvenuti!

Dovete sapere, cari amici visitatori, che nel profondo del mio animo, al riparo dalle quotidiane intemperie, albergano degli strani personaggi, petulanti e caciaroni ma – ad onor del vero – simpatici da morire. Pensate, sono convinti di essere una Compagnia Teatrale! E io, per carità, glielo lascio credere.
Siete capaci di mantenere un segreto? Bene, perché la verità è un’altra.
Sono io la Compagnia Teatrale!
Sssh! Vi prego, cari amici, che questa verità non arrivi alle loro orecchie. Permalosi! Non potete immaginare quanto siano permalosi! Quando cominciano a discutere, poi… mamma mia!
Ora vi racconto questa.

Cosa poteva essere… l’altro ieri? No, di più… era agosto! Insomma, ero lì, stramazzata davanti al mio Televisore 80 Pollicini (non vi dico, mollica da tutte le parti) a gustarmi le Olimpiadi. La finale dei 200 metri, per l’esattezza.
«Ma che fretta avrà mai quello lì?», ricordo che pensai, ammirando Bolt che sfrecciava come una molla verso il traguardo. Un cagnolino così veloce non si era mai visto, almeno fino a quel momento.
Alle sue spalle, Ratatouille brandiva una cucchiarella di legno cercando invano di colpire l’avversario. Sugli spalti Linguinì, allenatore del ratto gastronomo, era contrariato da quel tentativo di scorrettezza: «L’importante è partecipare!»
L’Olympic Stadium all’unisono rispose: «Ma vedi d’annattene!» (Traduzione non propriamente letterale. [N.d.R.])
Beh, comunque, proprio mentre Bolt spernacchiava gli avversari battuti, sentii qualcosa provenirmi da… dentro! Spensi il televisore e appizzai l’udito.
Oh, Santa Marina di Camerota, erano loro! Gli strani villeggianti della mia anima si erano lanciati in una delle loro discussioni, un tunnel “sola andata”.

«Il sito, in realtà, così come lo vedete adesso è solo un contenitore vuoto, e noi dobbiamo occuparci di riempirlo…» questa era la voce garbata di Carmelo, l’informatico, un tipino dall’aplomb perfetto. Uno di quelli che, se mai provaste a sputargli in un occhio, reagirebbe cortesemente: «Ma per quale recondito motivo, oh tu essere diversamente educato, espettori siffatta materia collosa sul mio bulbo oculare?»
Invece, QB, “Quello Bravo” (noto in famiglia come Fabrizio), sicuramente vi staccherebbe le braccine per usarle come bacchette da sushi, anche se odia il pesce in quasi tutte le sue tonalità.
«Urca, che ciccata!», Rossella sarebbe molto più sintetica.
«OK? Un contenitore…» ribadì Carmelo sillabando le parole.
«Una scatolina!»
«Certo, ma non è questo il punto!»
«Ho detto una cazzata?»
«Ma no, qui ognuno può dire quello che vuole… ognuno può dire la sua…»
«…cazzata!», Luca Massimiliano Giovanni Maria si è inserito bene nel gruppo!
«Ma no, no, no…»
Vuoi vedere che questa volta riescono a farmi incazzare Carmelo?
«Insomma, allora? Quindi? Ci fai capire anche a noi?», Fiorenzo si lanciò all’attacco.
«La vera domanda è: cosa vogliamo metterci in questo benedetto sito?»
«Due etti di bresaola tagliata fine fine, altrimenti sa di carogna!» sghignazzò Angelo. Sempre a spaiare le carte, lui.
«Angelo, ma quando mai? Piuttosto ‘na bella muzzarell ‘e bufala!», era il cuore partenopeo di Carlo che aveva parlato.
«Ma secondo voi, qualcuno ci verrà mai a vedere?»
«Camillo, su con la vita!»
Carmelo si passò la mano tra i capelli solitari, in cerca dell’ultimo briciolo di pazienza.
«Ma è chiaro: lo sappiamo tutti quali devono essere i contenuti, però…»
«Riassumiamo: punto uno, abbiamo un contenitore; punto due, in quanto tale qualcosa dovrebbe pur contenere; punto tre, ma se non ce lo mettiamo noi, mai lo conterrà; punto quattro…», non potete neanche immaginarvi quanto sia puntiglioso Angelo!
«E se il contenitore si buca?»
«Lo portiamo dallo stagnaro…»
«Giù nella bassa ci sono ancora gli stagnari!»
«Laura, questa notizia è commovente!»
«E tu, non dici niente? Guarda che alla fine sei tu che devi decidere!»
Il Regi alzò lo sguardo. Con raccapriccio stava contemplando una patacca che gli maculava i pantaloni, pregustandosi – si fa per dire – l’ennesima rampognata di Monica: «Se si sbrodola così a cinquanta, a ottanta cosa faccio, lo metto a mangiare in lavatrice?»
Il “Regi”… mah! Lo chiamano così e non ho ancora capito se fanno sul serio o se lo prendono per il culo. Vabbè, comunque il Regi alzò lo sguardo.
«Zitti, zitti… parla l’oracolo!»
Lo prendono per il culo.
«Non so…» disse all’improvviso il Regi, soppesando le due parole.
«Siamo a posto!»
«Nel senso…»
«Sempre meglio…», Fiorenzo cominciava a spazientirsi.
«Ma noi…», sembrava quasi che il Regi non riuscisse a spiccicare più di due parole alla volta.
«Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perché esistiamo?… Ma siete proprio sicuri che qualcuno verrà a vederci?»
«Camillooo!!!», il coro fu unanime.
«Ma noi, che messaggio vogliamo veicolare?» chiese finalmente il Regi.
Carmelo strabuzzò gli occhi e la voce gli si fece stridula: «E’ da un’ora che ve lo sto chiedendo!»
«Alt, calma e gesso, tu hai solo chiesto cosa volevamo metterci, dentro il sito!» puntualizzò Rossella.
«Orca puzzola, è vero!»
«OK, allora… ditemi, cosa vogliamo mettere in risalto, la compagnia o la commedia? Questo cribbio di sito deve essere quello della compagnia o quello della commedia?»
«Calmati, che forse abbiamo capito!»
«Secondo me, vedendovi dal di fuori…», Cristina non è una che ami titubare.
«Cri, come sarebbe “dal di fuori”?», sentila… Laura non farebbe del male neanche a una mosca già morta.
«Nel senso che l’anno scorso non c’ero!»
«… mi sa che anche adesso…»
«Comunque, io punterei tutto sulla compagnia!» concluse Cristina.
Sentiteli, questi quattro over quaranta dopati di Voltaren. Prima si lamentano perché non ci stanno dentro: il lavoro, i figli, il basket, il calcio, il pianoforte, la spesa, la casa e ogni sorta di menata… e dopo pensano anche di trovare il tempo per far finta di essere una Compagnia Teatrale! Poveri illusi!
Cosa devo fare, sono peggio dei bambini.
Sono io la Compagnia Teatrale!
«Ma noi dovremmo pubblicizzare il nuovo spettacolo!» disse il Regi occultando la macchia con la mano.
«Io dico la compagnia!»
«Lo spettacolo!», non so perché, ma Luca Massimiliano Giovanni Maria dà sempre ragione al Regi. Forse perché sono parenti?
«La compagnia!»
«Posso dire come la penso?» gnaulò d’un botto Camillo.
«Più tardi!»
«Una fetta di anguria?» chiese Monica, cercando di smorzare i toni.
Ecco una cosa che mi ero dimenticato di dirvi: mangiano sempre. Ogni volta che si incontrano, intere scorte di derrate alimentari vanno in fumo, spariscono.
«Una fetta di Tiramisù?»
«Perché allora non facciamo un sito per la compagnia e un sito per lo spettacolo?»
Carmelo cambiò colore.
«Ragazzi, vediamo di non farla fuori dal vasino! A parte il fatto che dovrei anche lavorare, se non vi dispiace, e poi sono un genitore a tempo pieno, dove lo trovo lo spazio?»
«Vabbè dai, tutti qui siamo genitori presi fino all’osso!» sottolineò Cristina.
«Io no!»
«Urpi, è vero!»
Ci fu un attimo di silenzio… in effetti è vero, Luca Massimiliano Giovanni Maria e Melissa contravvengono ad una “regola di appartenenza” alla compagnia: avere almeno un figlio.
«Se volete, potete andare un attimo di là a rimediare!» propose Fiorenzo.
«Ma dai, che vergogna!»
«Mica veniamo a spiarvi!»
A quel punto, Laura alzò il dito indice a mezz’aria e chiese: «Scusate, ma per caso qualcuno ha inavvertitamente fatto una puzzetta?»
«E’ vero, questa è ‘na loffa!» tradusse Carlo.
«Ma viene da fuori!» disse Rossella tappandosi il naso.
Il Regi estrasse il cellulare dalla tasca dei pantaloni macchiati, compose un numero e attese qualche secondo.
«Pronto, Fabri?», QB, c’è confidenza tra di loro. «Hai per caso fatto una puzzetta? Va bene… ho capito! Salutami la Sicilia e mastica, se no l’arancina ti va di traverso!»
Chiuse la comunicazione e gli altri lo fissarono.
«No, non è stato lui!»
«Scusate se insisto…» disse Cristina con la bocca piena d’anguria, «… ma dovremmo mettere in risalto la nostra voglia di stare insieme, il desiderio di mettere il nostro impegno al servizio degli altri. E abbiamo il dovere di raccontare che tutto questo è nato con “Kabbarot”!»
Brava Cristina, hai fatto il danno! L’hai nominato!
Basta nominarlo e scattano piagnistei e nostalgia. Da canaglie.
«Ah, Kabbarot!» sospirò Rossella, quasi finita in analisi a causa di quella commedia.
«Eh sì, Kabbarot!» replicò Camillo, con una lacrima impigliata nella sua folta barba sale e pepe.
«Ma vi ricordate…» Laura non riuscì a terminare la frase che tutti avevano già e simultaneamente ricordato tutto. Ogni minuto, ogni ora, ogni emozione, ogni paura, ogni briciola di felicità legati alla commedia che li aveva uniti, che li aveva fatti sentire parte di un’isola che felicemente galleggiava al largo di un mare periglioso.
«Finché campo, non me lo…»
«Vogliamo andare avanti?» disse Angelo, spezzando l’incantesimo. «Altrimenti domattina siamo ancora qui, e io una doccina prima di andare a lavorare me la vorrei fare!»
«Va bene, va bene, il dominio lo registriamo a nome della compagnia!» sentenziò il Regi.
Carmelo sembrò sollevato. Ma solo per un attimo.
«Ora, la home page va bene?»
«Direi che, con qualche modifica, potrebbe andare bene…»
«Avrei un’idea! Ipotesi: potremmo fare che una volta che ti sei iscritto al sito, ti suona il telefono e una voce preregistrata ti conferma l’iscrizione!»
Carmelo, emesso un grugnito, rimase con i denti conficcati nella scorza dell’anguria. Tossì violentemente, e proferì qualcosa di incomprensibile: «E la sinossi? Chi la scrive?»
Tutti fecero finta di distrarsi: chi alzò lo sguardo alle innumerevoli crepe sul soffitto, chi approfittò della pausa per smontare il cellulare, chi si fece fare la manicure dal vicino, chi ingurgitò una confezione intera della “Dolce Euchessina”, chi cercò di allontanarsi ricordandosi all’improvviso di aver lasciato il latte sul fuoco…
«Se mi spiegate cos’è, potrei farla io!»
«Riassumiamo!»
«Ecco bravo, sarà meglio!»
Angelo si alzò in piedi e, schiarita la voce, come Mosè di fronte alle acque del Mar Rosso, alzò le braccia al cielo: «Punto uno: siamo tutti genitori, o ex-genitori, della scuola elementare Cesari di Niguarda…»
«OK, vai così che è una figata!»
«Punto due: al termine del ciclo scolastico dei nostri figli, come da tradizione, abbiamo organizzato a fine anno uno spettacolo teatrale…»
«Sigh… Kabbarot…»
«Punto tre: siccome ci siamo divertiti come delle mandragole ninfomani, abbiamo deciso di rimanere insieme e di andare avanti…»
«Di brutto, fratello!»
«Punto quattro:… di andare avanti e di utilizzare il nostro stare bene insieme per raccogliere fondi per associazioni, onlus, scuole…»
«Punto cinque: servono dei soldi nel fondo cassa!»
A quel punto, lo sguardo del Regi si fece assassino, fissò negli occhi tutti i partecipanti a quella riunione ristretta. Con voce che sembrava provenire da un qualsiasi telefono di un qualsiasi film di Dario Argento, disse: «Oh, io vi avverto! Da settembre si prova due volte la settimana!»
«I miei pargoli!» mormorò Cristina franando al suolo.
«Noi, almeno tre volte la settimana, dobbiamo andare all’IKEA!», Luca Massimiliano Giovanni Maria ha appena cambiato casa.
«Punto uno: chiamo il mio avvocato…»
«Io ci avrei un corso di shiatsu a indirizzo vegano!» mentì Rossella.
«Ma io mi sono appena iscritta ad un corso di cucito transilvanico!»
«Posso dire una cosa? Me la lasciate dire una cosa?»
Tutti ammutolirono. Camillo si era alzato di scatto brandendo il copione arrotolato (se lo porta sempre dietro).
«Questa nuova commedia…», fece una pausa da attore navigato e proseguì sorridendo, «… questa nuova commedia mi piace!»
L’applauso fu liberatorio.
E vennero serviti gli antipasti.



Un riconoscimento di benemerenza a tutti coloro che, quella fatidica sera, risultavano assenti giustificati (e non). A Mario, Mariagrazia e Roberta nel loro “trinacrio isolamento”; a Maria, sarda di professione; a Fabiana e Isa, assenti ingiustificate; a Betty, dispersa nella prossima dimensione; a Mario (l’altro Mario) vagante in luoghi a noi sconosciuti. QB (autoreferenzialmente: “Quello Bravo”, al secolo: Fabrizio), nonostante in quel momento calcasse anche lui il trinacrio suolo è stato ugualmente citato. Data la sua possente mole riesce sempre ad essere presente, a qualsiasi distanza si trovi!